UNA FESTA EUROPEA

Written by on Aprile 25, 2019

C’è un giorno dell’anno in cui due paesi, Italia e Portogallo, si incrociano nel tempo della storia: il 25 aprile. È dunque il giorno in cui si festeggiano due liberazioni.

Stesso giorno, ma svolte storiche differenti e in periodi diversi.

Se il 25 aprile 1945 l’Italia si liberava dal giogo del Nazifascismo, il Portogallo, nello stesso giorno, ma nel 1974, si liberava dalla dittatura che la imbrigliava e da un passato coloniale che già da tempo aveva spaccato l’opinione pubblica. Il paese lusitano, nonostante il dittatore Salazar fosse morto nel 1968, era ancora un regime e veniva da un forzato ed estenuante interventismo coloniale in Angola, in Guinea e in Mozambico.

In entrambi i casi, con sviluppi diversi, c’è comunque alla base una volontà di democratizzazione maggiore della società: il desiderio di chiudere con un triste passato e di farci in qualche modo i conti.

Ciascuna di queste due storie ha i suoi personaggi principali. Da un lato i personaggi della Resistenza e le più importanti personalità politiche della lotta partigiana (sono tanti, e non elencarne alcuni sarebbe uno spregio: dunque, per par condicio, non ne elencherò nessuno). Dall’altro personaggi come Salgueiro Maia, giovane capitano dell’Esercito portoghese, membro del Movimento delle forze armate, movimento progressista formato prevalentemente da giovani ufficiali e soldati.

Fu immortalato nelle foto di quei giorni per le affascinanti vie di Lisbona e divenne un personaggio simbolo di questa svolta politica fondamentale per l’Europa. La sua è una figura interessante: figlio di un ferroviere, aveva fatto la guerra in Africa e ne aveva tratto una triste esperienza. Per chi volesse vedere un adattamento cinematografico di quegli eventi, consiglio di vedere il film Capitani d’aprile, di Maria De Medeiros.

Fu chiamata Rivoluzione dei garofani perché dei garofani erano stati appuntati, da una fioraia, sui fucili dei giovani soldati e ufficiali di sinistra (ma non solo). Da qui il garofano rosso è diventato, più che mai, il simbolo di una visione pluralista e democratica, di una sinistra pienamente inserita nel mondo occidentale. Storicamente simbolo di entusiasmo, lo è diventato ancora di più dopo questi avvenimenti. Non a caso, in Italia il garofano rosso è uno degli emblemi della sinistra social-democratica e liberale.

Il 25 aprile portoghese fu meno sanguinoso, molto meno violento (vi furono solo 4 morti) e più cronologicamente circoscritto di quello italiano, ma entrambi furono negli intenti l’espressione di una volontà di creare un altro paese, diverso, di redimersi da un passato pieno di ombre. Da qui il paese lusitano si avviò verso una normalizzazione democratica che portò alle elezioni del 1976, con la vittoria dei socialisti di Soares. Dieci anni dopo il Portogallo entrò nell’UE e oggi è uno dei paesi più liberal del mondo occidentale.

Due eventi storici fattivamente differenti, ma con lo stesso intento di fondo: gettare le basi per una società pluralista.

La Democrazia è un bene prezioso da proteggere, e al pluralismo si deve educare meglio e di più. Le dittature ricordano, ma solo a chi vuole ascoltare, che i più grandi complici dei dittatori sono tutti coloro che sottostanno alle loro decisioni e tutti coloro che preferiscono rimanersene a sedere, compiacenti.

Nello spirito comune europeo, quella fra il 25 aprile italiano e il 25 aprile portoghese è davvero una singolare quanto importante coincidenza democratica. Se si cercasse una sostanza ideologica, dei punti in comune fra europei, questo sarebbe un episodio da cui partire secondo me.

Una singolarità, questa, che può essere un segno di un comune destino europeo, nel segno di quanto detto e incarnato da Carlo Rosselli:

«la nostra patria non si misura a frontiere e cannoni, ma coincide col nostro mondo morale e con la patria di tutti gli uomini liberi.»

W la Libertà, W la pace!

25 de abril sempre!

Langravio

Francesco Valdambrini

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