Moltissime sono le radio che occupano le frequenze italiane ma la stragrande maggioranza sono riconducibili a tre principali tipologie: radio pubblica, radio commerciale e radio comunitaria.
- Le radio pubbliche: RadioUno, RadioDue o RadioTre ad esempio. Radio pubbliche cioè gestite dallo Stato e dai suoi organismi seguendo criteri di servizio pubblico e non logiche esclusivamente commerciali. Su queste radio trovano spazio programmi di musica classica e alcune trasmissioni di cultura molto raffinate che non avrebbero la possibilità di sopravvivere sulle radio commerciali. Ma ci sono anche programmi di puro intrattenimento come il celebre “W Radio due” con Fiorello e Marco Baldini, campione d’ascolti negli anni scorsi. La radio pubblica è stata monopolista delle frequenze fino al 1976 anno in cui la Corte Costituzionale ne decretò la fine e la possibilità di trasmettere per i privati purché le trasmissioni non superassero l’ambito locale. Nacquero allora le radio private, le radio libere. Prima all’insegna del dilettantismo, della volontà e dell’impegno, magari politico, poi sempre più rivolte alla ricerca del profitto:
- le radio commerciali. Radio cioè che hanno come obiettivo quello di creare utili, cioè di fare soldi. Per fare ciò utilizzano professionisti stipendiati. Radio dee – jay, Radio kiss kiss, Radio Capital, Radio Dimensione Suono, Virgin Radio sono tutte radio commerciali. C’è un privato che investe dei soldi, molti perché le frequenze costano care, e che deve riuscire attraverso la pubblicità a rientrare delle spese e a guadagnarci. Le radio commerciali e le radio pubbliche occupano gran parte del panorama dell’etere italiana. Ma esiste anche un’altra realtà, spesso piccola, spesso poco considerata:
- la radio di comunità la cui esistenza viene sancita legislativamente con la legge Mammì del 1990. La legge definisce la radio comunitaria così: “caratterizzata dall’assenza di scopo di lucro ed è esercitata da fondazioni, associazioni riconosciute e non che siano espressione di particolari istanze culturali, etniche, politiche e religiose”. Per quello che riguarda le radio di comunità in etere ci sono delle restrizioni per la pubblicità che possono accogliere all’interno del loro palinsesto e c’è una quota minima di programmazione che deve essere autoprodotta dalla radio. La legge parla, come abbiamo visto, di istanze culturali, etniche, politiche e religiose. Proprio una radio religiosa è la radio di comunità con più ascoltatori in Italia: Radio Maria. E’ tra le 10 radio più ascoltate in Italia e il suo pubblico è molto fidelizzato. Radio di comunità è anche Radio Radicale che gode dei finanziamenti statali perché un servizio di interesse pubblico attraverso la messa in onda dei servizi parlamentari.
Gianni Sestucci







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