Lo scorso primo marzo, l’Italia degli immigrati (5 milioni in tutto lo Stivale) si è fermata, simbolicamente, per un giorno. 60 piazze hanno accolto i manifestanti: a Firenze, oltre 600 persone si sono ritrovate in piazza SS. Annunziata , tutte munite di un indumento, un nastro o una coccarda di colore giallo, scelto per la protesta come simbolo di rinascita e ripresa. L’obiettivo dichiarato di questo sciopero simbolico è quello di far comprendere a noi italiani quanto importante sia l’apporto straniero per la vita economica del nostro Paese e, di conseguenza, richiedere quei diritti troppo spesso negati ai lavoratori stranieri e dire no al razzismo (anche alla luce dei recenti fatti di Rosarno).
E importanti, per la nostra economia, lo sono davvero: il lavoro immigrato produce, ogni anno, il 9,7% del PIL nazionale, pur dovendo fare i conti, in misura di gran lunga maggiore rispetto ai lavoratori italiani, con le piaghe del lavoro nero e dello sfruttamento.
Abbiamo intervistato due delle organizzatrici della manifestazione nelle nostre zone: Salvina Di Gangi, presidente dell’Associazione Multietnica di Volontariato “Gli Anelli Mancanti” di Firenze, e Sara Pinti, del Comitato “1° Marzo” Valdarnese.
SALVINA DI GANGI:
Il significato del primo marzo
I rapporti con le altre associazioni di volontariato
SARA PINTI:
L’organizzazione della manifestazione
La partecipazione degli italiani
interviste a cura di Beatrice Borri







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