Martedì 20 luglio Barbara Berlusconi ha terminato, con lode, il percorso triennale di studi in filosofia con una tesi su Amartya Kumar Sen, economista indiano premio Nobel nel 1998. Niente da dire sulla ragazza: a chi potrebbe obiettarle di essere “leggermente” fuori corso, si può benissimo rispondere che a 26 anni Barbara ha già due figli, è intelligente, sveglia e matura (a detta dei suoi insegnanti) e di certo non era stimolata a laurearsi in fretta per poi trovare un lavoro a termine con un contratto ridicolo, visto il cognome che porta.
Complimenti, Barbara.
Qualche complimento in meno andrebbe fatto a don Luigi Maria Verzé, Rettore dell’Università privata Vita-Salute San Raffaele di Milano. Premettiamo che il “don” sta proprio a significare la carica ecclesiastica (sacerdote, come Don Abbondio), precisazione buona e giusta dato che dopo aver letto il controverso curriculum imprenditoriale e affaristico del personaggio su wikipedia qualcuno potrebbe pensare che il termine sia onorifico (come per i nobili, Don Rodrigo). Appena finita di discutere la tesi, il nostro don Luigi ha preso la parola (come è suo diritto, trattandosi del Rettore), per offrire un posto da insegnante alla rampolla di casa Berlusconi (visibilmente imabarazzata, a detta dei presenti) in una futura facoltà di Economia presso l’Università San Raffaele. A prescindere dal fatto che Barbara ha appena conseguito la cosiddetta “laurea breve” e quindi sarebbe inabile, senza spinte che comunque in Italia non mancano mai, a tenere un qualunque corso in qualunque Università, ci chiediamo come possa un Rettore, che comunque dovrebbe essere consapevole delle difficoltà degli studi specialistici e della meritocrazia che troppo spesso latita (anche lei …) in Italia, arrivare a dire certe cose. Domanda retorica, comunque: le attività di Don Verzé si intrecciano ormai da decenni con quelle del Cavaliere, per il quale nutre una vera e propria fede, incondizionata, quasi come nei dogmi della religione che professa. La dimostrazione già qualche ora dopo la laurea di Barbara, quando, entrambi presenti a Milano, in piazza, fra le guglie del Duomo, don Luigi ha afferrato il microfono e in piena estasi mistica ha definito agiograficamente il premier “uomo mandato dalla Divina Provvidenza per salvare il nostro paese”:
BERLUSCONI UOMO DELLA DIVINA PROVVIDENZA
O quando, ospite a “Porta a Porta”, in piena follia mediatica ha paragonato san Silvio da Arcore a Cristo, descrivendolo come l’incarnazione dei valori cristiani (E i festini con le escort??? Il mafioso come stalliere??? Per non parlare delle accuse prescritte o ferme per i vari Lodi???):
Una docente di quella facoltà, tra l’altro esclusa misteriosamente dalla commissione di laurea di BB, pur avendo una sua tesista da giudicare quella stessa mattina, si è ribellata a questo clientelismo e servilismo che affiora ubiquamente quando si parla di re Silvio o di altri potenti di turno. Roberta de Monticelli, ordinaria di filosofia della persona alla San Raffaele, ha scritto una lettera (pubblica, a “Repubblica”) dalla quale abbiamo tratto questi passi, che ricostruiscono l’episodio e il suo pensiero:
“Insegno filosofia della persona alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che il nostro rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolta alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia […] Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà. “
Ovviamente, nessuno degli altri docenti ha appoggiato l’iniziativa della de Monticelli, stigmatizzando la sua lettera pubblica che, secondo loro, causerà un danno di immagine all’Università, e dando solo un buffetto a don Verzé per il suo atteggiamento un po’ gigione: “Chiede a tutti i neo-laureati di restare.” – lo difendono in coro. In ogni modo, il Rettore-Sacerdote-Imprenditore ha offeso migliaia di dottorandi & c. che in questo momento stanno pregando per avere un assegno di ricerca e non essere costretti ad andare all’estero.
La laurea triennale di Barbara Berlusconi vale molto meno di una specialistica, un master, un dottorato di ricerca o un perfezionamento; ma in Italia, ormai è risaputo, è più il cognome o l’albero genealogico ad aprire le porte del successo.
tommaso lalli – Radio Valdarno










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cosa ci tocca sentire….un uomo di fede….