Nostalgia per epoche mai vissute

Nostalgia per epoche mai vissute

Da sempre, ovunque, alle stazioni dei treni, alle fermate degli autobus, ovunque ci sia un muro, illegali pittori esprimono con graffiti e scritte ciò che credono li rappresenti, ciò che non basta imprimere su una tela, o un foglio di carta. Disegni di ogni tipo, caricature, astrattismi e infine simboli.

Un cuore, due iniziali, una sigla, una croce celtica, una svastica.

La foto è stata scattata alla stazione di Figline Valdarno, in un giorno come tanti, ma non solo li si possono trovare croci celtiche che richiamano al desiderio o alla rappresentazione dell’epoca fascista, in altri posti a Figline e in altre cittadine valdarnesi capita di imbattersi in questi marchi, seguiti spesso da una frase che lascia il tempo che trova, volendo essere preotente e ad effetto, mi immagino che queste cose accadessero anche nei decenni precedenti, ma vivendo questo tempo e vivendo questi luoghi mi chiedo, cosa ci manca? Se è vero che il valore di una cosa lo si da una volta che si è persa, o che dopo averla toccata con mano non si è potuto continuare a conservarla, come si può avere nostalgia di epoche che mai abbiamo vissuto?