“Morte a Firenze” un bel giallo di Marco Vichi.

“Morte a Firenze” un bel giallo di Marco Vichi.

Marco Vichi ci regala un bel libro che prosegue la saga del commissario Bordelli. Un libro che si legge rapidamente anche se non manca qualche luogo comune. Difficile uscire dal canone del commissario burbero ma bonario. Difficile non fargli girare qualche bella donna intorno, possibilmente giovane. Su un altro cliché preferisco non dare anticipazioni perché è strettamente legato alla trama. Ma nel complesso Bordelli è un bel personaggio e i comprimari sono ben delineati. L’ambientazione invece è proprio superba. Sia quando racconta della Firenze alluvionata sia quando si sposta in campagna, nel Chianti dove si svolge parte del mistero.

“Morte a Firenze. Un’indagine del commissario Bordelli” è un giallo anomalo. A sbrogliare la matassa concorre più il caso, la fortuna che non le pazienti indagini del commissario. Qui Marco Vichi è un vero innovatore. L’indagine langue per centinaia di pagine mentre lui ci racconta del passato da partigiano di Bordelli, del suo amore per una giovane commessa, della sua amica ex prostituta, di un amico scassinatore e, soprattutto, della pioggia che cade incessante fino a far straripare l’Arno. L’indagine, il sequestro-stupro-omicidio di un bambino, aleggia su tutto il romanzo ma non è affatto l’unico motivo d’interesse. Bordelli viaggia per Firenze, mangia, conversa amabilmente e dice la sua su molte questioni. Un esempio è la sua idea della borghesia italiana: “Nulla era più putrido della borghesia italiana, delle famiglie della alta, media e piccola borghesia, marcite nel fascismo e marcite nella Liberazione. Era tutto orribilmente semplice. I ricchi pensavano solo a essere sempre più ricchi, non gliene importava nulla di come fosse fatto il mondo, purché potessero rapinarlo e accumulare denaro. Non gliene importava nulla del fascismo o della democrazia, l’unica cosa che volevano era essere lasciati in pace e fare soldi. Erano avidi, meschini, stupidi, di quella stupidità e meschinità che piace tanto ai ricchi, perché è la loro forza per diventare sempre più ricchi”.

Il commissario Bordelli: un eroe antiborghese.

Gianni Sestucci