Le radio che fanno poesia

Le radio che fanno poesia
 

Quando Marinetti scrisse nel 1933 il manifesto intitolato La Radia (nome che i futuristi danno alle “grandi manifestazioni della radio”) aveva in mente le enormi potenzialità espressive ed estetiche dell’invenzione di Guglielmo Marconi. Il poeta aveva fatto irrompere nei programmi la sua voce, creando scompiglio e attirandosi l’ostilità di chi non poteva tollerare quel linguaggio onomatopeico. La radia era vista come un superamento del teatro, del cinema e del libro, mezzi ormai troppo fossilizzati. In particolare veniva realizzato il sogno futurista nella sua forma più completa e bergsoniana che vedeva l’annullamento dello spazio e del tempo nella simultaneità sonora.
La radio, che ha saputo resistere alla tv per la peculiarità del suo sistema di comunicazione, ha trovato oggi un nuovo insostituibile alleato nella rete. Un’invenzione che pareva ormai superata si è trovata pienamente integrata nelle nuove tecnologie tanto che parole come podcast streaming sono ormai all’ordine del giorno. L’apertura alla cultura del mezzo e una certa sua resistenza all’annichilimento pubblicitario hanno permesso la creazione di un rapporto con espressioni letterarie contemporanee e in particolare poetiche.
La presenza di una realtà radiofonica italiana, multiforme, dedicata alla poesia, è ormai un dato di fatto. Alle emissioni della radio pubblica, in particolare Radio 3, da sempre attenta al genere (si segnalano le produzioni a cura di Lidia Riviello) seguono numerosi appuntamenti su radio private e webradio.
Il bisogno da parte dei poeti di andare oltre la pagina scritta e far sentire la propria voce, già espresso in ambito performativo, trova nella radio un approdo stabile, meno dispersivo della frammentazione espressa dai numerosi video su You Tube. Le trasmissioni in FM, anche se locali, permettono attraverso lo streaming un ascolto senza limiti territoriali, richiamando l’attenzione di un’intera comunità, quella della poesia.
Fra le programmazioni sulle radio private si potrebbe parlare di quei contenitori letterari o culturali che propongono versi, comeLetteratitudine in FM sulla milanese Radio Hinterland (iniziativa di Massimo Maugeri, figlia dell’omonimo blog) e di Cocina Clandestina sulla piemontese Radio GRP (con incursioni letterarie animate da Francesco Forlani). Tuttavia non mancano in Italia appuntamenti più mirati come Crossings di Silvana Kuhtz sull’emittente pugliese Radio Sound City, e Pensare nuoce? di Anna Lauria sulle frequenze calabresi di Cometa Radio. Discorso a parte andrebbe fatto per le web radio universitarie, tra cui si distingue Virgole di poesia, su Radio Ca’ Foscari, a cura di Anna Toscano e Alessandra Trevisan.
Inoltre da ricordare oltre confine il caso fortunato della radio svizzera italiana la quale sulla prima rete pubblica RSI ha ospitato una serie intitolata Poemondo (a cura di Armida Demarta). E sempre in Svizzera una novità ha rappresentato Radio Gwendalyn,una webradio di Chiasso, con alcuni appuntamenti condotti da Fabiano Alborghetti.
Infine parlerei di Ondivago, uno spazio radiofonico culturale internazionale di cui mi occupo in prima persona e che è alla base della mia esperienza nel settore. Ondivago viene trasmesso in italiano e francese da Radio Prima di Liegi in FM e sul web dalle italiane Quanta Radio e Radio Valdarno. L’attenzione per le avanguardie, per la sperimentazione e il poetry slam distinguono la sua rubrica poetica.
Questa panoramica delinea, pur nell’incompletezza che la caratterizza, un orizzonte radiofonico e poetico molto ampio. Ogni tassello, ogni programma singolo dedicato alla poesia, andrebbe analizzato. La solidità di un programma radio è determinata dalla presenza in rete e soprattutto dalla possibilità di usufruire del podcast (quindi di poter scaricare le puntate e riascoltarle). In ogni caso non possiamo certo pensare ad un pubblico pari a quello dei programmi musicali, si tratta di un ascolto di nicchia ma nonostante questo di grande giovamento per un genere letterario che rischia continuamente la polvere. Considerata la bassissima diffusione che la parola poetica ha attraverso i libri (stampati in poche copie spesso introvabili anche in libreria) l’etere è un’opportunità per uscire dall’isolamento e dall’autoreferenzialità. Una poesia, inserita in un programma come Ondivago, può arrivare attraverso il web (quindi senza calcolare l’FM) ad un migliaio di ascolti, rimanere archiviata a disposizione di chi desidera, e soprattutto creare un dibattito con l’aiuto dei social networks. Il tutto senza alcun costo, particolare non trascurabile visto che la gran parte dei poeti finanzia le proprie pubblicazioni.
Vorrei concludere con una proposta che questo mio articolo ha l’ardire di lanciare. La proposta è rivolta a coloro che (poeti, conduttori, curatori, critici e non ultimi giornalisti e direttori delle emittenti) si occupano di poesia alla radio: perché non unire le varie espressioni della radiopoesia italiana? Il primo passo è già stato fatto con la creazione di un gruppo su Facebook “Le radio che fanno poesia” in cui pubblicare tutte le novità sui programmi in corso e i links per l’ascolto. Uno spazio iniziale in cui raccogliere esperienze, idee e fornire informazioni ai radioascoltatori. Un secondo potrebbe essere quello di promuovere incontri diretti ed eventi, collaborazioni e produzioni comuni, dimostrando la presenza di un sistema della radiopoesia in Italia in grado di farsi valere nel mondo della comunicazione e della cultura. Il genio di Marconi, approdato a suo tempo da D’Annunzio a Fiume, ci sarà di aiuto.

 

Max Ponte