L’assassino con la faccia d’angelo

L’assassino con la faccia d’angelo

La memoria delle stragi, dei misteri e delle vittime della nostra Repubblica deve essere tenuta viva non soltanto nella data dell’anniversario ma durante tutto l’anno. Questo è il desiderio espresso in questi giorni dai parenti delle vittime della strage di Bologna ma anche di altre tragedie che hanno insanguinato l’Italia. E questo cercheremo di fare: continuare a parlare delle stragi, dei misteri, delle vittime e degli assassini della nostra storia recente per ricordare, e per cercare di capire, non solamente 1 giorno all’anno.

Protagonista assoluto dell’eversione italiana è senza dubbio Giuseppe Valerio Fioravanti che nella sua carriera criminale è stato giudicato colpevole dalla magistratura della morte di 93 persone.

Giuseppe Valerio Fioravanti è nato a Rovereto nel 1958 ma è cresciuto a Roma da una famiglia borghese benestante. Il padre, Mario, è un ex annunciatore della Rai e sarà proprio il suo passato che gli consentirà di far diventare il piccolo Valerio un protagonista della televisione e del cinema italiano, un enfant prodige. Enfant prodige Valerio lo sarà anche nel terrorismo: arrestato nel 1981 a soli 23 anni dopo aver insanguinato l’Italia.

Ci sono persone che sembrano predestinate alla violenza, non è così ma sembrano. Persone nate in realtà povere e disagiate, dove la violenza è all’ordine del giorno, persone che magari subiscono maltrattamenti dall’infanzia. Facce che pensi: “non poteva che fare il delinquente”. Poi c’è Giuseppe Valerio Fioravanti, Giusva. Valerio ha proprio una faccia da bravo ragazzo. La televisione e il cinema, che di facce se ne intendono, lo avevano chiamato sin da ragazzino proprio perché aveva una faccia simpatica, da bravo ragazzo. Nel 1968, mentre in Italia scoppia la contestazione studentesca, Valerio ha 10 anni e impersona Andrea, il protagonista nel telefilm “La famiglia Benvenuti”. Nella fiction, il padre è Enrico Maria Salerno e la madre Valeria Valeri. Il giovane Fioravanti è un attore famoso e, sospinto dal padre, recita in diversi western all’italiana. Fa anche un film con Edwige Fenech e Gianfranco d’Angelo nel 1975, una commedia erotica: “Grazie…nonna”. Ecco, se c’è qualcosa di ontologicamente lontano dal terrorismo, dalla violenza ideologizzata è la commedia erotica con la Fenech, quella in cui lei si fa sette docce al giorno e c’è sempre qualche buchetto da dove spiarla. Valerio la sua prima grande opportunità per un futuro diverso ce l’ha con il cinema, potrebbe diventare un attore famoso ma non gli interessa. I film li fa perché lo spinge il padre ma non è la sua vocazione, così dirà in un’intervista a Sergio Zavoli: “Diciamo che l’idea di farmi diventare attore è stata una forzatura di mio padre, convinto che avessi un carattere come il suo e che avrei apprezzato la celebrità. Invece io ero assai timido, il fatto di esser riconosciuto per strada mi metteva molto in imbarazzo, e tutta la gente che avevo intorno, i miei coetanei, si dividevano in due grandi categorie: quelli che mi adulavano scioccamente e quelli che, invece, quando giocavamo a pallone, mi davano tripla razione di calci. Istintivamente, ho sempre provato più simpatia per quelli che mi prendevano a calci”.

Valerio ha anche una seconda importante possibilità di andarsene da Roma ed evitare l’ingresso nell’estrema destra romana e le tragiche conseguenze. A quattordici anni va negli Stati Uniti, in Oregon, ospite di un avvocato ebreo:  diventa amico della famiglia di colore che presta servizio in casa dell’avvocato, si diverte, fa amicizie e studia. Va a scuola con ottimo profitto tanto che si diploma with honors ma, nella primavera del ’75, viene richiamato a Roma perché la mamma sta male e Cristiano, il fratello, è entrato in brutti giri. L’ambiente del quale fa parte Cristiano è quello del Movimento Sociale romano, i giovani del Msi si pestano, e non solo, quasi quotidianamente con i gruppi di sinistra, sono gli anni Settanta: gli anni di piombo. Valerio rientra in Italia e invece di aiutare Cristiano a uscire da quell’ambiente ad alto rischio, ci si fionda anche lui, anima e corpo. Nel 1975 Valerio incontra una persona con la quale condividerà il resto della vita: Francesca Mambro, anche lei attivista legata al Movimento Sociale. Nel 1976 Valerio parte per il servizio militare e subisce il primo arresto per detenzione illegale di armi. Il 23 dicembre 1977, nel quartiere Trieste di Roma, nascono i NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, l’organizzazione terroristica italiana alla quale sono addebitati più morti: Valerio sarà il leader carismatico mentre Massimo Carminati sarà il collegamento tra i Nar, la malavita romana, la P2  e i servizi segreti. I NAR compiono rapine, furti e altri reati comuni, unendosi in alcuni casi alla malavita comune e in particolare alla Banda della magliana. Il 7 gennaio ‘78 ad Acca Larentia muoiono tre attivisti del movimento sociale di 18, 19 e 20 anni:  due sono uccisi mentre attaccano manifesti e uno alla manifestazione successiva, freddato dalla polizia. “Dopo Acca Larentia” dice Valerio Fioravanti “nessuno è rimasto più lo stesso”. In quest’ottica Acca Larentia rappresenterebbe per i giovani dello spontaneismo armato dell’estrema destra quello che Piazza Fontana aveva rappresentato per molti brigatisti: un punto di svolta nel quale si sente la necessità di usare le armi per difendersi e per attaccare. Poco più di un mese dopo i fatti di Acca Larentia, Fioravanti commette il suo primo omicidio uccidendo un giovane che non conosce ma che è vestito da comunista in un posto frequentato da comunisti. Ma, per motivi di spazio, delle numerosissime azioni criminali di Giusva parleremo nel prossimo articolo, tra una settimana.