FIAT, ritorno al futuro

FIAT, ritorno al futuro

Dopo un passato fatto di incentivi statali “A partire dal 1996 sono stati concessi al gruppo Fiat contributi per complessivi 208 milioni di euro.” sono parole di Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento in un question time. Ora la FIAT sembra volersi costruire un futuro fatto di diritti negati. A Pomigliano, la FIAT ha chiesto per poter mantenere aperto l’impianto una serie di misure molti dure sull’organizzazione del lavoro, 18 turni , riduzione delle pause, più straordinari “comandati”, meno assenteismo, la possibilità di licenziare i lavoratori che dovessero entrare in sciopero e il non pagamento dei periodi di malattia qualora il tasso di assenteismo dovesse superare la media. La FIAT con queste richieste cerca di riuscire a creare in Italia lo sfruttamento dei lavoratori che trova negli altri paesi << questo accordo ci riporta indietro di 40 anni, dove si accetta il modello più povero del mondo, quello cinese>> dice Mario Di Costanzo, rsu Fiom.

Qui non si tratta di accordi sullo stipendio ma di ledere dei diritti costituzionali dei lavoratori, per questo il 25 giugno ci sarà uno sciopero generale di 8 ore, mentre il 22 giugno si farà un referendum tra i lavoratori di Pomigliano.