Ciò fa di noi equilibro

Ciò fa di noi equilibro
 

Il brano publicato è stato scritto da Florencia Tamanini che ringraziamo. se anche tu vuoi publicare un racconto, una poesia una riflessione o un articolo su Radiovaldarno manda l’elaborato a radiovaldarno@gmail.com

Credo di non aver mai smesso di correre nella mia vita, credo di non essermi mai alzata dal letto appoggiando un piede e successivamente l’altro, credo di non aver mai bevuto letalmente un bicchiere d’acqua fresca d’estate perché la mia esistenza è un continuo movimento che non mi permette di assaporare l’attimo, il tempo.

Non esiste giorno nel quale non pensi a te e questo non la chiamerei routine, ma estremo bisogno di concretezza e di trovare il punto nel quale l’equilibrio si manifesta e sprigiona una sostanza apparentemente amara ma molto malleabile.
Tra la mia realtà e noi c’è un ritardo, ma è la mia non consapevolezza a non permettere lo scoppio della scintilla perché ogni passo che cerco di fare verso te è in verità una lontananza che non si percepisce se non che con il tempo che regna sovrano tra noi e ciò che vuole realmente esplodere, scorrere e bruciare.
Il ritardo. Sono sempre stata in ritardo nella mia vita, mai una volta che, suonate le campane, il mio piede si sia fermato in contemporanea al loro inizio; è nell’immenso ritardo che io ritrovo il nostro amore perché quando si è in ritardo con la persona che sia ama, solo noi due, si è in realtà in perfetta sincronia con il tempo che qualche volta riesce a fermarsi per far assaporare più lievemente un bacio o una carezza. Il ritardo è nostro, il nostro momento di esternazione dal mondo, il nostro punto di non ritorno, la nostra cima più alta nella quale si percepisce una leggera brezza sulla pelle e dove le tempeste rimangano solo vecchi ricordi della routine; il ritardo è lo spigolo nel quale andiamo a sbattere con consapevolezza e determinazione, sapendo che esso potrà portare ricchezza all’anima e piacere al cuore.
Per questo voglio che tu sia il mio ritardo continuo, il mio svegliarmi dolcemente appoggiando sul pavimento, un giorno il piede destro e l’altro quello sinistro, il mio servire l’acqua svariate volte nel bicchiere con la speranza di sentire il suo scorrere fresco nel petto, ma soprattutto non voglio che tua sia per me una corsa ma delle ali che mi innalzano continuamente verso cieli sempre diversi.
Tu sei il mio ritardo e ciò fa di noi equilibrio.