A dieci anni dalla rivolta di Seattle

A dieci anni dalla rivolta di Seattle

Intervista Alberto Zoratti responsabile cooperazione internazionale di FairCoop e organizzatore del contro vertice de l’Aquila

Era il 30 novembre del 1999 quando a Seattle i vertici della politica mondiale si riunivano per l’ennesimo WTO. Tuttavia di questa data non si ricordano le parole dei politici, ma le voci della piazza. Quel giorno nella capitale dello Stato di Washington comparve per la prima volta il movimento no global. Un movimento variegato, composto da ambientalisti, agricoltori, terzomondisti, semplici cittadini e lavoratori. Ad unirli un’unica idea: “un altro mondo è possibile”.

Sono passati dieci anni dalla nascita del “popolo di Seattle”, come venne battezzato. Da allora molte cose sono cambiate. Dopo Seattle le proteste si sono allargate anche ai vertici del Wto (World Trade Organization). C’è stato il G8 di Genova del Luglio del 2001, durante il quale perse la vita il giovane Carlo Giuliani.
C’è stato il terrorismo internazionale con l’attacco alle Torri Gemelle. C’è stata una guerra internazionale in Afghanistan contro i Talebani per catturare Osama Bin Laden.

C’è stata una guerra in Iraq per consegnare nelle mani delle democrazie il dittatore Saddam Hussein. E c’è stata, e c’è, la grande crisi economico-finanziaria, innescata dallo scoppio della bolla dei mutui subprime, con il crack delle banche finanziarie e di conseguenza la recessione dell’economia mondiale.
A dieci anni da allora, forse anche a causa di questa crisi, i politici di tutto il mondo hanno iniziato a parlare di ecosostenibilità e finanza responsabile. Parole che prima, a Seattle, venivano considerate estremiste, eretiche.
Ma oggi, proprio mentre sembra aprirsi uno spiraglio di dialogo fra istituzioni e movimenti che fine ha fatto il “popolo di Seattle”?
Sembrerebbe scomparso. La forza propulsiva che aveva animato il movimento nei suoi primi anni di vita, e che aveva portato centinaia di migliaia di persone nelle piazze sembra essersi esaurita. Molti che in quegli anni ingrossavano le file dei “no global”, dopo la stagione della protesta, sono scomparsi. Questo è vero per molti, ma non per tutti. Alcuni, infatti, da quella stagione hanno saputo trarne una lezione, trasformando la protesta in azioni concrete.
Negli anni, da Nord a Sud, sono nati gruppi di acquisto solidale, banche etiche, economie di prossimità, nuove forme di organizzazione della comunità.
Una miriade di esperienze che lentamente si sono allargate, uscendo dalla periferia della rete e aprendosi al territorio.
A dieci anni dalla prima protesta, il “popolo di Seattle” non si è perso, semplicemente si è trasformato, allontanandosi dalle piazze, ma avvicinandosi ai cittadini.
 
Salvatore Filippone