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DI POLITICA E DI MUSICA – LA TERZA GUERRA MONDIALE

DI POLITICA E DI MUSICA – LA TERZA GUERRA MONDIALE

La Terza guerra mondiale è l’ultimo album degli Zen Circus, gruppo rock pisano da più di 20 anni presente nella scena italiana, un’intervista sull’album la potete trovare qui.

In questo articolo mi interessa invece raccontare la politica, l’attualità e l’Italia dal punto di vista degli Zen Circus, lo farò utilizzando le loro parole più che le mie; di mio c’è il criterio, completamente arbitrario, con il quale ho scelto le canzoni.

 

  • Una delle canzoni più significative dal punto di vista politico dell’ultimo album, La terza guerra mondiale, è La zingara – il cattivista. Il cattivista è un azzeccatissimo neologismo che racconta una fase importante della nostra attualità ed esattamente il momento in cui il politicamente corretto è diventato insopportabile agli occhi di molti. Il cattivista è l’esatto contrario del buonista, il cattivista dice quello che gli passa per la testa e comunica a tutti il suo odio verso i diversi di qualsiasi tipo. Sui social media vediamo in continuazione esempi di cattivisti: la prima parte della canzone, quella che viene riportata qui, è presa proprio da commenti sui vari social media. Il cattivista per eccellenza della politica italiana è Matteo Salvini, nel giornalismo italiano la citazione d’obbligo va a Giuseppe Cruciani e alla sua Zanzara su Radio24 che, non a caso, usa brani di questa canzone come intermezzi musicali.

Zingara che cazzo vuoi
Io so che cosa fai
Stringo il portafogli, vai via
O chiamo la polizia
Ma quanto puzzerai
Tu non ti lavi mai
Zingara ci fosse lui
Vi bruciava tutti sai

Se siete ancora qui è colpa dei buonisti
Idioti che votano PD e comunisti
Negri, marocchini, rumeni e mussulmani
Lesbiche, froci e tutti gli altri subumani

Eccola la mia città
La gente ormai non sa
Come arrivare a fine mese
Son tutti sulle spese
La gente onesta
L’Italia che lavora

Difendo la mia casa, difendo i miei valori
Difendo la famiglia da tutti gli invasori
Datemi una pistola e vi faccio vedere
Come si fa l’integrazione

(Zingara – Il cattivista, La terza guerra mondiale, 2016)

 

 

  • Come non si invecchia e come non c’è nessuna voglia di crescere. Una serie di semplici ma sperimentate verità.

Ed i trentenni vestono come i ventenni 
Ed i ventenni spacciano ai trentenni
E le trentenni scopano coi diciottenni
E i quarantenni sognano le quindicenni
Ed i baristi litigano coi rumeni
Ehi tu! Vieni a vedere che bello che è
Nonno, questo è il paese che hai fatto te
 
(Postumia, Canzoni contro la natura, 2016)

 

 

 

  • Lo scenario post industriale che vediamo intorno a noi. Gli Zen circus in questa canzone raccontano una cosa che abbiamo visto succedere spesso: qualcuno che faceva tuttaltro fino ad un momento prima, ad un certo punto decide di aprire, o prendere in gestione, un bar. Un bar. L’idea è che chi non sa fare nulla è almeno capace di fare il barista: l’’80% chiude nel giro di un anno. L’importante è non essere operai: il fallimento più completo della famosa “coscienza di classe”, si potrebbe dire “l’incoscienza di classe”

 

non è per me non è per te
ne per tutta la ciurma
che alle quattro e mezza
parte il turno
credevo fosse facile,
lavorare in fabbrica
e mi chiedo come mai
non ho che i soldi per il the
sigaretta col caffè
forse se studiavo, si
se mi laureavo, si
le ho provate tutte,
ma un giorno sai, sai che farò
Aprirò un bar in centro molto accogliente con i tavoli in legno e mentre tu,
tu verrai a perdere il tempo io, io guadagnerò
.

(Aprirò un bar,  Vita e opinioni di Nello Scarpellini, gentiluomo, 2005)

 

 

  • La crisi e l’imbruttimento generale.

Quattrocento euro al mese

Per un letto a soppalco

 Il mutuo è molto peggio

Me l’ha detto anche un mio amico

Io mi fido ciecamente

Di quel che dice la gente

E gli altri siamo noi

E gli altri siamo tutti

E proprio questo mi spaventa

Siamo diventati brutti

Amici siamo simili

Ma certo non uguali

Io lo so che sono in crisi

Senza leggere i giornali

Sono in crisi da una vita

Forse è la mia natura

(Viva, Canzoni contro la natura, 2014)

 

 

  • Il qualunquismo è l’unica vera religione italiana che accomuna la stragrande maggioranza molto più che il cattolicesimo; il rito qualunquista viene recitato quotidianamente nei bar, nei salotti televisivi, nelle cucine domestiche, sul web, ovunque. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta finiscono le ideologie e esauriscono il loro compito storico i due partiti che in Italia erano chiamati a rappresentarle: il partito comunista e la democrazia cristiana. Finite le religioni politiche, il qualunquismo trova spazi enormi: Berlusconi, Di Pietro, Bossi, Salvini, Renzi e Grillo declinano, ognuno alla propria maniera, il lemma qualunquista/ae.

non c’è niente di male nell’essere un consumatore

tu vorresti anche capire ma nessuno te lo vuol spiegare

giuro che mi fa arrabbiare questa storia della coerenza

che solo chi l’ha sempre in bocca riesce a farne senza

non credo di esser superiore anche io guardo sanremo

e come diceva Ghandi: “vincere e vinceremo”

non chiamarci proletari

dai no, che non ce n’è bisogno

piuttosto siam velleitari

gente come te

pensa poco e ridi scemo che la vita è un baleno

ridi scemo e bacia tutti, prima o poi son tutti morti

ridi scemo e di gusto che sei nel paese giusto

ridi pazzo e piangi forte

e tira a campare

( I qualunquisti, Nati per subire, 2011)

 

 

 

 

  • Uno spaccato. Quando si dice che una canzone, un libro o un film riescano a raccontare il presente meglio di un saggio o dell’analisi di un esperto. Lo spaccato della crisi, della dissociazione, dell’egocentrismo che abbiamo visto in questi anni è davvero perfetto in queste parole. Un fantasma gira per l’Italia. Il fantasma di Equitalia.

stendi la coca sulla scrivania

ma con due caffè hai già l’aritmia

 hai cerchi in lega e assetto ribassato

 ma la tua punto ha il motore scassato

chissà che cos’è che non ha funzionato

cattivo che non hai pagato, ti han scritto così

tua moglie è incinta e pulisce le scale

dai suoi ha ereditato la casa popolare

la tele vi aiuta a passar le serate

col megaschermo e le calze bucate

chissà che cos’è che non ha funzionato

il futuro te l’han pignorato, è andata così.

(Cattivo pagatore – Nati per subire, 2011)

 

 

 

 

Di cosa ridete?

E di cosa urlate?

Perché festeggiate

Ancora l’estate?

Di cosa ballate?

Di cosa vi fate?

Tutti viva qualcosa

Sempre viva qualcosa

Evivva l’Italia

W la fica

W il duce

W la vita

W il re

 

W gli sposi

W la mamma

Evviva i tifosi

W la pappa, col pomodoro

W la pace, evviva il lavoro

W la patria, la costituzione

W la guerra, tanto vivi si muore

 

E se questo articolo non vi piace, andate tutti affanculo.

4 maggio 2017 articoli , ,

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