Anglofilia: Laburexit

Written by on Febbraio 20, 2019

È notizia di lunedì 18 quella che ha visto sette deputati abbandonare il gruppo laburista al Parlamento britannico. Questi, favorevoli all’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit, hanno lasciato in polemica con il leader laburista Corbyn, da tempo poco incisivo sull’ipotesi di un secondo voto. I fuoriusciti hanno fondato un gruppo indipendente, senza l’intenzione, per ora, di formare gruppi con altre forze politiche. Probabilmente il nuovo gruppo parlamentare, avendo connotazioni centriste, proverà a costruire qualcosa di simile all’En Marche francese, dunque un aggregatore di possibili ex votanti europeisti di centro-destra e centro-sinistra. Ma la strada, per tutti, è molto in salita. Le motivazioni di questa scissione sono quindi anche altre, ma la Brexit riveste un ruolo sicuramente preminente. Anche e soprattutto da questa prospettiva è utile, quindi, affrontare gli ultimi avvenimenti.

Nel sistema maggioritario britannico, non avvezzo alle frammentazioni partitiche, avvenimenti del genere sono molto rari. L’ultima volta che la sinistra britannica ha visto una scissione laburista è stato nel 1981: anche lì fu la base moderata della sinistra a fare un passo indietro, con quattro deputati. Questa nuova componente, il Social Democratic Party, si fuse con il partito liberale nel 1988 e andò a formare l’antesignano dell’odierno Partito liberal democratico. Dall’eccezionalità del fenomeno, dunque, se ne capisce la rilevanza. La storia si ripeterà?

Corbyn è oramai stretto fra i sostenitori del Labour a favore dell’uscita dall’Europa, in maggioranza in quei seggi del Nord a maggiore base operaia, e quelli a favore di un secondo referendum, che chiedono sempre più chiaramente una presa di posizione più netta e incisiva da parte del loro leader verso l’Ue. Ciò nonostante, piace agli elettori giovani e politicizzati. Figura discussa, Corbyn non è nuovo a contestazioni da parte di una fetta della base elettorale laburista. Sostiene una Brexit più leggera, ma nel movimento laburista c’è a chi questo non basta. C’è chi ancora vuole rimanere saldamente europeista, senza tentennamenti.

Fra i fuoriusciti, inoltre, c’è Chuka Umunna, giovane deputato laburista che, a detta di molti, sarebbe un astro nascente del centro-sinistra britannico. Lo hanno soprannominato “l’Obama britannico”, e da tempo ha rimarcato una certa distanza dalle idee da Corbyn. La sua defezione può essere un fatto molto negativo per un partito in cerca di figure da lanciare, in una futura piattaforma di governo, alla guida del suo futuro.

Questa scissione, tuttavia, va apparentemente a vantaggio di chi ha sempre sostenuto un secondo referendum e un Regno Unito saldamente ancorato all’Ue: i liberaldemocratici. I Libdem, come li chiamano i britannici, sembrano strizzare l’occhio alla base moderata del partito laburista, il quale potrebbe, su questo, perdere una fetta essenziale dei propri consensi. Anche i conservatori e lo Scottish National party, con la speranza di intercettare politicamente una parte di quell’elettorato in uscita da sinistra, stanno alla finestra. Una cosa che da tempo è comunque chiara è che una parte (pare non maggioritaria fra l’elettorato, nda) dei laburisti non vuole un ritorno all’Old Labour, da molti considerato come eccessivamente sbilanciato a sinistra e con ricette politiche vecchie. L’ala moderata del Labour, tuttavia, è molto presente fra i dirigenti locali di partito ma è in minoranza fra l’elettorato, che non pare disdegnare alcune politiche economiche sostenute da Corbyn, specie in termini di nazionalizzazioni economiche. Ma ora le cose forse cambieranno. Dopo tutto, può essere che le future elezioni si giochino ancora sull’importanza del voto moderato, anche nell’era della post-verità.

Se il Labour ha aspirazioni di governo, ha bisogno di capire cosa vuole fare da grande. I dirigenti del partito, probabilmente, stanno tentando alla meglio di tenere sotto lo stesso tetto due punti di vista molto distanti. Un Labour defezionato è un partito che parte svantaggiato in un eventuale confronto elettorale. L’anacronistico Old Labour, e non è la prima volta che lo scrivo, e le divisioni che ne scaturirono, spianarono elettoralmente la strada ai conservatori di Margaret Thatcher. Forse la storia si ripeterà, ma ora è Corbyn che deve fare la prossima mossa.

Francesco Valdambrini


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